Parola di cadavere

parola di cadavere di Andrea VitaliUn ragazzo vittima di bullismo . Il cadavere veniva chiamato .

Deriso e isolato probabilmente a causa dello strano hobby del padre: costruire bare da morto.

Ha tentato anche di farne una professione, senza riuscirci per la ritrosia dei professionisti delle onoranze funebri ad accoglierlo nella loro cerchia, ma la sua è una vera passione . La sera, dopo il lavoro, si chiudeva nello scantinato a piallare, segare, martellare per costruire bare che nessuno userà mai, che nessun morto reclama per se .

Non era neanche tanto bravo in verità, in questa sua passione funebre .

Comunque non è solo per la strana passione del padre che il ragazzo viene deriso . Lui stesso ha un’aspetto cadaverico, un atteggiamento ombroso, defilato .

E poi, quel nome, che scopriremo solo come ultima parola di questo racconto di Andrea Vitali .

Un libricino divertente, nonostante l’argomento, con cui Vitali esce dalle solite beghe di paese, dal circolo della bocciofila, dalle taverne degli ubriaconi e senza i soliti Carabinieri in servizio permanente. Affronta una storia più sociale, anche se sempre sopra le righe . E gli riesce bene come sempre .

— un paragrafo significativo —

Il Cargamucchi aveva evitato di ribattere, ancora incredulo di potersi dire nonno. Perché era nato il Cadavere.

Naturalmente non era ancora stato ribattezzato così, però già manifestava in nuce tutte le caratteristiche necessarie: cresceva a stento, piangeva spesso lacrime silenziose, dormiva la maggior parte del giorno e passava invece lunghe notti insonni a scrutare con occhi sgranati il buio intorno alla culla. A tenerlo desto non erano i colpi di martello, i lamenti della sega, i brividi della pialla che giungevano fino a lui dal laboratorio di suo padre: piuttosto un’innata passione per le ombre e le penombre, nelle maglie delle quali vedeva cose che ai comuni mortali erano celate.

I colpi, i brividi, i lamenti davano fastidio piuttosto ai vicini di contrada, che non avevano perso tempo per lamentarsi dei sonni disturbati. Infatti, nel giro di pochi mesi l’Anemio aveva attrezzato nel seminterrato un vero e proprio laboratorio di falegnameria e non aveva in testa altro se non giungere a costruire la prima vera bara della sua vita.

— la presentazione ufficiale —
Un padre, l’Anemio Agrati, che ha dedicato la vita a un’insana passione. Un figlio silenzioso che porta con sé questa bizzarria come uno stemma di famiglia. Conosciuto in paese come “il Cadavere”, lo si incontra solo al cimitero in riva al lago, nella ricorrenza dei defunti, avvolto da ombre e penombre. Una storia inedita, delicata e grottesca, un paese fuori dal tempo in cui episodi curiosi e personaggi irresistibili ci conducono a scoprire le mille facce della realtà. Nei suoi romanzi Andrea Vitali racconta l’Italia più vera, immobile e frenetica, dove dietro la commedia si nasconde la tragedia, e dietro la tragedia il melodramma e la farsa.

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Parola di cadavere ultima modifica: 2016-09-19T17:00:40+00:00 da admin-Salvatore
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