Il telefono senza fili

Il telefono senza fili di marco malvaldiTornano i quattro vecchietti del Bar Lume, sempre pronti a farsi gli affari altrui, e quindi informatissimi su tutto ciò che succede a Pineta e pronti a cogliere le minime incongruenze di pettegolezzi e fatti riportati e soprattutto torna Massimo, che all’apparenza non vuole partecipare alle chiacchere di paese e che invece registra tutto nei minimi particolari, li elabora, ci ragiona ed alla fine scopre sempre il colpevole.

Colpevole si, perchè ormai Pineta è il paese degli omicidi ed anche per questo i turisti corrono a frotte per provare l’emozione di vedere con i propri occhi i luoghi che hanno visto al telegiornale o nei programmi di cronaca nera.

Questa volta però l’episodio che tiene banco ai quotidiani ritrovi al Bar del gruppo di investigatori dilettanti è meno macabro, una persona scomparsa e non un omicidio.

Improvvisamente infatti si sono perse le tracce della signora Vanessa, che gestisce insieme al marito dalla dubbia moralità e un po’ in lite con il fisco, un agriturismo di nuova apertura.

Dopo aver acquistato dal macellaio carne sufficiente a sfamare l’intero paese, prima che la stessa possa essere cucinata per una grigliata in comune con gli ospiti tedeschi dell’ agriturismo, la signora scompare, senza peraltro suscitare eccessiva preoccupazione nel marito.

Le voci di paese subito la danno per morta, ma il nuovo commissario Alice Martelli sostiene che non ha elementi per iniziare le indagini, non finchè non ci sia un reato palesato o una denuncia di scomparsa.

Per Aldo, Pilade, Gino e Ampelio praticamente è un mandato a compiere le indagini in proprio, nonostante le proteste di Massimo.

Alla fine però sarà proprio Massimo a dare il maggior aiuto ad Alice, spinto anche dalla voglia di esserle più vicino e di aprire una breccia nel loro rapporto per farlo diventare meno professionale. Basti pensare che ad Alice, e solo a lei, Massimo prepara il cappuccino anche il pomeriggio, rimangiandosi anni di furiose sparate contro l’inciviltà di chi vorrebbe della schiuma passata l’ora di pranzo.

I personaggi ormai li conosciamo già, son sempre loro con le loro simpatiche peculiarità, e la scontrosità sociale del barman matematico è uno dei motivi per cui diviente tanto simpatico ai lettori.

Il giallo invece è un pochino troppo raffinato per poter dare al lettore la soddisfazione di arrivare da se alla soluzione senza dover aspettare le ultime pagine. Gli indizi ci sono, ma te ne rendi conto solo dopo che sono stati spiegati dal buon Massimo, tanto sono labili e di difficile collocazione nel contesto che si conosce. Forse per alcuni sarà proprio questa la forza del giallo, per me è più un romanzo legato alle vicende personali dei protagonisti che un delitto da risolvere insieme allo scrittore-

— un paragrafo significativo —

– Saverio Brunetti, del «Tirreno» – disse il tizio, stendendo una mano affabilmente verso Massimo. – Piacere.
– Dipende – rispose Massimo, dopo aver stretto la mano lo stretto necessario. – A cosa avrei assistito, esattamente?
– Ecco, questi signori mi stavano raccontando una storia estremamente interessante – disse il giornalista, rimettendosi a sedere come se il bar fosse suo. – Pare che una signora, la moglie del proprietario dell’agriturismo «La Luna nel Pozzo», il signor…
– Gianfranco Benedetti – anticipò Gino.
– … Gianfranco Benedetti, certo, sia improvvisamente scomparsa in circostanze a dir poco inquietanti, ecco. I signori mi stavano raccontando – continuò il tipo, prendendo in mano la penna – e a quanto mi dicevano era presente anche lei quando…
– Quando qualcuno raccontava che qualcun altro raccontava che un lontano parente, il quale tra l’altro una volta ha fatto un viaggio in treno da Pisa a Livorno nello stesso scompartimento di quello che interpreta il commissario Montalbano, e quindi è quasi un poliziotto anche lui, ha visto che il suddetto proprietario aveva la macchina con il bagagliaio aperto vicino a un fosso? Sì, come no. C’ero anch’io, certo.
Il tizio, rimasto con la penna a mezz’aria, alzò lo sguardo verso Massimo.
– Ecco, capisco la sua diffidenza. Non sono certo testimonianze di prima mano. Però spesso il giornalista parte da cose come questa. Testimonianze di cittadini, i quali sentono il dovere civile…

— la presentazione ufficiale —

Il telefono senza fili

Marco Malvaldi

‘Ora, Ampelio, secondo lei io mi metto a parlare del caso qui, al bar, di fronte a tutto il paese?’. ‘Come, tutto il paese? Ci siamo solo noi quattro’. ‘Appunto’ confermò la commissaria”. Ma in realtà tra la giovane commissaria Alice Martelli e i quattro vecchietti del BarLume s’è creato un feeling operativo. Il pettegolezzo come sistema investigativo trova una riconosciuta efficacia. È successo che Vanessa Benedetti è scomparsa. Venuta da fuori, dalla “lontana” Umbria, gestisce col marito Gianfranco, da cui ha divorziato per motivi fiscali, uno zoppicante agriturismo. Un giorno ordina chili e chili di carne, ma i tedeschi suoi ospiti pranzano regolarmente al Bocacito, il ristorante di uno dei pensionati. Poi svanisce nel nulla. Questo basta ai vecchietti per saltare al thriller: Vanessa uccisa dal marito che si è liberato del corpo. Tutte farneticazioni di anziani perdigiorno? A moltiplicare le ipotesi infinite che rimbombano nel BarLume, spunta una svolta imprevista. Atlante il Luminoso, un cartomante di successo, che aveva pronunciato da una televisione privata la sua preveggente verità sul caso Vanessa, viene ritrovato cadavere. Assassinio o suicidio? Nonostante la canicola a Pineta, i vecchietti del BarLume, con l’interprete investigativo delle loro maldicenze Massimo il barrista, sono in forma smagliante per dissolvere ogni dubbio, con l’arma della battuta letale e della rissa verbale, nel loro nuovo mistero.

Il telefono senza fili di marco malvaldi

Il telefono senza fili ultima modifica: 2014-11-01T18:40:26+00:00 da admin-Salvatore
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