22/11/’63 uno straordinario Stephen King

22/11/'63Se chiedissi a chiunque sulla faccia della terra “Chi è Stephen King” penso che tutti sappiano che è uno scrittore, un grande scrittore, anche se magari non hanno mai letto nulla di suo.

King ha una fama planetaria, grazie ad un immenso numero di lavori pubblicati, tra cui dei capolavori e dei best seller da cui sono tratti deglle altrettante famose riproposizioni cinematografiche.

Ma se chiedi alle stesse persone che con tanta sicurezza ti hanno indicato King come uno scrittore, che genere di libri pubblichi, al 99% avrai come risposta “storie di terrore” o simile.

Risposta forse formalmente corretta, ma che non corrisponde esattamente a tutte le sue opere.

King scrive anche altri generi, e li scrive con altrettanta capacità narrativa.

22/11/’63 è l’esempio di un King diverso, ma sempre imperdibile.

La storia inventata questa volta è basata ancora su un fatto soprannaturale, ed in questo senso la fantasia di King è sconfinata, ma serve solo come dettaglio che da la possibilità di raccontare una storia terrena, ordinaria.

Al, un ristoratore conoscente di Jake Epping, il protagonista di questa storia, in punto di morte gli rivela il suo grande segreto: attraverso un accesso dal suo ristorante si può viaggiare nel tempo, o meglio si può andare in un preciso giorno del passato, il 9 settembre
1958 .

Solo in quel giorno, ma ci si può restare quanto si vuole prima di tornare al proprio presente.

Al ha sempre sfruttato questa porta temporale per una faccenda strettamente personale, ma aveva un grande sogno.

Convinto che la storia subisca grandi cambiamenti per dei singoli ma decisivi eventi, Al sogna il mondo migliore che sarebbe stato senza l’assassino di John Fitzgerald Kennedy.

Lui per questioni di età non riesce a portare avanti il suo progetto di fermare  Lee Harvey Oswald ed impedirgli di cambiare il roseo futuro degli Stati Uniti e del mondo, e quindi incarica Jake di portare a termine il suo sogno.

Anche se non è convinto Jake si lascia prima attrarre dall’esperienza di andare nel passato e poi dal passato stesso, che si mostra molto più vivibile della sua epoca.

Vivere pienamente appunto diventa il suo vero scopo e salvare Kennedy solo una promessa da mantenere.

Non sarà comunque semplice vivere nel passato per più di cinque anni, e neanche per una volta sola, con imprevisti anche pericolosi e difficoltà a spiegare al mondo la sua esistenza senza passato. L’incontro con l’amore renderà ancora più difficile conciliare il mantenimento della sua promessa, la speranza di un mondo migliore, con il necessario ritorno, se non fuga, al suo presente.

Una bellissima storia, fantasiosa e ben scritta, con un finale molto diverso da quanto ci si aspetti.

Un tuffo in un periodo storico particolare, che ha vissuto lo sbarco nella Baia dei porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam , raccontato nella sua quotidianeità, con le reazioni della gente comune che non sa quanto importante sia il periodo storico che sta vivendo.

— un paragrafo significativo di 22/11/’63

«Quanto tempo sono stato via?»
«Due minuti. Te l’ho detto, sono sempre due minuti, non importa quanto ti trattieni.» Tossì forte, sputò in un nuovo fagotto di tovagliolini, lo ripiegò lo e mise in tasca. «E quando scendi quegli scalini, sono sempre le 11:58 del 9 settembre 1958. Ogni viaggio è il primo viaggio. Dove sei andato?»
«Alla Kennebec Fruit Company. Ho bevuto una root beer. Era fantastica.»
«Sì, quella roba è migliore, là. Meno conservanti, o qualcosa del genere.»
«Conosci Frank Anicetti? L’ho incontrato da diciassettenne.»
Chissà perché mi ero aspettato che Al ridesse, ma la prese come una cosa normale. «Certo. L’ho incontrato tante volte. Ma lui mi incontra una volta sola.
Nel passato, intendo. Per Frank, ogni volta è la prima volta. Lui entra, giusto?
Viene dall’officina Chevron: ‘Titus ha cominciato a lavorare al furgone’, dice a suo padre. ‘Dice che sarà pronto prima delle cinque.’ L’ho sentita almeno cinquanta volte. Non è che vado sempre in quel negozio, quando torno là, ma se ci entro, la sento. Poi arrivano le donne per comprare la frutta. La signora Symonds e le sue amiche. E come vedere sempre lo stesso film, una volta dopo l’altra.»
«Ogni volta è la prima volta», dissi lentamente, facendo una pausa dopo ogni parola, cercando di trovarci un senso.
«Esatto.»
«E ogni persona che incontri ti sta incontrando per la prima volta, non importa quante volte tu l’abbia già incontrata.»
«Proprio così.»
«Potrei tornare là e avere la stessa conversazione con Frank e suo padre, e loro non lo saprebbero.»
«Di nuovo esatto. O potresti cambiare qualcosa, tipo ordinare un banana split al posto della root beer, e da quel momento la conversazione andrebbe da un’altra parte. L’unico che sembra sospettare qualcosa è l’Uomo con la Tessera Gialla, ma è troppo fottuto dal vino per rendersi conto di cosa sta sentendo. Ammesso e non concesso che sia come penso io, e lui senta davvero qualcosa. Se è così, è perché sta seduto vicino alla buca del coniglio. O qualunque cosa sia.

22/11/’63 uno straordinario Stephen King ultima modifica: 2012-09-26T15:49:24+00:00 da admin-Salvatore
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