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Assassinio a Villa Borghese

Assassinio a Villa Borghese di Walter Veltroni

C’è bisogno di inviare personale ad un nuovo commissariato di zona, destinazione sicuramente sgradita a chi vuole fare carriera, e considerato di nessuna importanza anche da parte dei vertici che decidono quindi di assegnare gli incarichi ai dipendenti ritenuti più incapaci tra quelli in dotazione.

No, non si tratta del commissariato dei Bastardi di Pizzofalcone, ma di un commissariato specifico per Villa Borghese, ideato da Walter Veltroni (politico, ministro, ex Sindaco di Roma) per questo suo romanzo.

Questo incipit però mi ha fatto partire molto prevenuto nei confronti del romanzo, l’idea non si può dire originale ed in molte pagine viene naturale fare il confronto tra quanto immaginato da Maurizio de Giovanni e questa creazione di Veltroni che perde su tutti i fronti.

In questo romanzo comunque la figura centrale è quella del commissario Buonvino (il commissario Palma dei Bastardi è più defilato), l’unico dei protagonisti a cui è dedicata una descrizione approfondita del personaggio, in cerca di un riscatto sia personale che professionale.

A Villa Borghese non dovrebbe mai succedere nulla di rilevante, a parte qualche scippo e qualche disturbo alla quieta pubblica, ma appena il nuovo commissariato viene istituito diventa teatro di efferati omicidi dai risvolti molto macabri (corpi decapitati e squartati) di cui si interessa ovviamente l’intera nazione.

Schivando i flash dei fotografi e le inchieste giornalistiche il commissario Buonvino ed i vertici della Polizia portano avanti un’indagine priva di indizi e moventi, avendo difficoltà allo stesso riconoscimento delle vittime.

La trama gialla sarebbe anche interessante, in questo caso più profonda delle indagini dei Bastardi, ma appena inizi a godertela arriva la soluzione del caso e la fine del romanzo.

Si passa repentinamente da una situazione di stallo totale e assenza di piste da seguire alla soluzione del caso (in 4 paginette più o meno) che però è totalmente priva di fondamento. Come viene individuato il colpevole? Quali indizi ha lasciato dietro di se? Quali errori hanno portato il Commissario ad individuare sia il colpevole sia il luogo in cui si trova? Il lettore viene spinto a forza verso la conclusione del romanzo con la sensazione di aver saltato inavvertitamente decine di pagine in cui sarebbe dovuto essere spiegato tutto questo.

Una conclusione repentina che alla fine rovina un romanzo che altrimenti avrebbe potuto superare l’iniziale diffidenza.

Un paragrafo significativo per Assassinio a Villa Borghese

Uno scherzo di cattivo gusto, una commedia degli anni Settanta sulla polizia. La squadra degli agenti del commissariato di Villa Borghese sembrava composta da Bombolo, Alvaro Vitali, Gigi Reder, i gemelli marchesini Pucci di Sapore di mare, Aristoteles e Edwige Fenech. Uno normale, a vista, non c’era.

Razzetti li aveva scelti con cura, la cura di un serial killer. Buonvino stava immaginando la scena. Il fetido Silvestre aveva chiamato l’onniguardante Razzetti. Quello, untuoso e precipitoso, doveva essersi catapultato nell’ufficio del capo pronto a tutto, anche a sacrifici animali. Chissà dove guardava, Razzetti; ma di certo aveva percepito netto l’ordine del suo dante causa. Pino Silvestre, alzato quel dito mostruoso, giallo come la maglietta del Borussia Dortmund, doveva aver intimato al suo Lee Oswald di scovare in Italia, tra i centocinquemila agenti di polizia, i sette peggiori, i più impresentabili. E chissà che risate si erano fatti il Tabacchificio e Occhio di lince quando Buonvino aveva chiuso la porta, dopo aver accettato.

«I magnifici sette, gajardo.»

La presentazione ufficiale per Assassinio a Villa Borghese

Walter Veltroni esordisce nel giallo con un romanzo brillante e pieno di suspense che è anche una lettera d’amore alla Capitale e al più bello dei suoi parchi.

«Buonvino decise di andare a piedi da Villa Umberto fino al luogo del delitto. Ora quello scenario paradisiaco − verde e cultura, bambini e innamorati − gli appariva come un luogo sinistro, carico di misteri e grondante sangue»Villa Borghese – un enorme parco nel centro di Roma, grande più della Città del Vaticano e poco meno del principato di Monaco – è uno dei luoghi più incantevoli del mondo. Ha anche un’altra caratteristica che la rende unica al mondo: è il più grande parco culturale del pianeta. Ci sono ristoranti suggestivi come la Casina Valadier e bar deliziosi come quello del Giardino del lago. E poi le mille piante, i corsi d’acqua e le tante specie animali. Un mondo. Affascinante, colto, misterioso. Il sindaco, malato d’amore per la Villa, muovendo mari e monti alla fine riesce a farvi aprire un commissariato. «Per fare cosa» ironizzano i vertici della polizia, «arrestare i merli?» Decidono perciò di chiamare a raccolta, per il nuovo ufficio, un gruppo di soggetti che in vari commissariati hanno fatto danni o non hanno fatto nulla. Come i magnifici sette, ma al contrario. A guidarli, un maturo funzionario di polizia caduto in disgrazia. Un giorno, però, il pacifico tran tran del parco viene interrotto da un urlo. E nulla sarà più lo stesso, a Villa Borghese.

Assassinio a Villa Borghese di Walter Veltroni

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Assassinio a Villa Borghese ultima modifica: 2020-02-08T08:09:59+00:00 da admin-Salvatore
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