Suburra

suburra - Giancarlo de CataldoSe avete amato Romanzo criminale non potete perdervi Suburra .

Sono passati gli anni e la criminalità di Roma è cambiata . Meno evidente agli occhi dei cittadini, legata a doppio filo alla politica, più indirizzata ai danni contro lo Stato che contro i cittadini .

La malavita organizzata ha lasciato perdere rapine e sequestri e si dedica ad attività ben più redditizie: gli appalti truccati, l’edilizia su cui riversare le ingenti somme guadagnate con il traffico di droga.

Il Samurai (successore del Libanese più che del Dandi come è stato presentato) è un uomo solo al comando, non si capisce bene come è costituita la sua rete, ma ha occhi e orecchie ovunque . Sa sempre cosa sta succedendo e lo sa prima degli altri.

Gli altri sono clan familiari. Gli zingari, i napoletani, i calabresi . E la famiglia Sale, romani di Roma, padroni di Ostia, guerrieri della strada . Ancora propensi alla vecchia scuola delle armi in pugno e legge del più forte .

E’ Cesare, detto il numero 8, giovane a capo della famiglia Sale non per merito ma perchè lo zio Nino è in carcere, a rompere gli equilibri di questa nuova criminalità che si muove nel sottobosco della politica corrotta .

Un piccolo sgarbo viene vendicato con un omicidio . Da qui si scatenano una serie di eventi, vendette contrapposte, guerra tra clan per cui i tentativi di tregua sono deboli pause, che portano all’attenzione del Colonnello Marco Malatesta i progetti del Samurai e delle altre famiglie.

Marco viene dalla strada, si è formato nei gruppi semiclandestini e destrorsi da cui poi sono usciti molti dei criminali che incontra sulla sua strada . Marco riesce quindi a leggere gli indizi, a capire le antifone che vengono dalla radio libera a servizio dei boss, che lancia messaggi sibillini a chi vuol capire.

Marco è fuori dagli schemi e quindi un elemento di disturbo nell’organizzazione dell’ Arma, specialmente nei settori corrotti che esistono anche tra le forze dell’ordine .

De Cataldo scrive un bel romanzo sulla criminalità a Roma, e nella sua finzione c’è un mondo corrotto, dipendente dalla cocaina, sfruttatore della prostituzione, i cui personaggi più influenti sono politici, professionisti all’apparenza insospettabili e alti prelati .

Ciò che fa paura è che leggendo il romanzo pensi che questo mondo creato da De Cataldo non sia tanto lontano dalla realtà, riesci a cogliere continuamente riferimenti alla nostra società, la politica capitolina e statale ti sembra descritta alla perfezione anche se non c’è stato bisogno di fare alcun nome .

Bellissimo romanzo, meno intenso di Romanzo criminale, ma più attuale . E più istruttivo.

— un paragrafo significativo —
Il Samurai aveva cinquantadue anni, era alto, con i capelli grigi cortissimi. Vestiva sempre con eleganza sobria, il suo colore preferito era il nero. Amava indossare, sotto le giacche di Kiton, magliette stretch che mettevano in risalto una muscolatura agile e naturale. Non pippava coca, non fumava sigarette, e soltanto in rare occasioni si concedeva un dito di whisky di puro malto.

Il Samurai non era schiavo di niente e di nessuno.Il Samurai non si lasciava controllare da niente e da nessuno.

Era lui a controllare ogni cosa. Era lui il padrone. Era cresciuto nel mito della rivoluzione nazionale fascista, si era fatto le ossa picchiando i rossi al liceo, era passato alle rapine per finanziare il gruppo, aveva vagheggiato il colpo di stato, la presa del potere, lo sterminio degli ebrei e dei comunisti. Un giorno, vide morire il suo migliore amico sotto il piombo delle guardie. Lui stesso si salvò per miracolo. Gli sbirri lo scoprirono. Un infame
aveva cantato. Il Samurai venne a saperlo casualmente, da un camerata che frequentava la stessa palestra di certe teste di cuoio della polizia.

Si preparò a morire con onore. Ma i giorni passavano. E nessuno andava a cercarlo. Meditò di consegnarsi. L’attesa lo stava distruggendo. Finalmente qualcuno si fece vivo. Un ufficiale dei servizi segreti. Gli propose un patto.
Qualche lavoretto sporco in cambio di protezione. Il Samurai lo mandò al diavolo. Quegli altri, com’era ovvio, tornarono a cercarlo. Stavolta erano in tanti. Erano armati ed erano avvelenati. Miravano a un conflitto a fuoco, per fargli la pelle. La soluzione migliore per tutti. Il patto osceno che gli era stato proposto sarebbe stato seppellito con lui.

Il Samurai alzò le mani e si lasciò ammanettare con un sorriso beffardo.

— la presentazione ufficiale —

Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellirà sotto una colata di cemento le sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre l’Italia affonda, politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare all’orgia perpetua di questo Basso Impero criminale. «Il Libanese era morto. Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese. Il Samurai era ancora là. L’antico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati. Ad affibbiarglielo era stato il Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno. E il potere, quello, era concreto, vivo, reale. Il Samurai era il numero uno».

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Suburra ultima modifica: 2016-09-15T08:09:30+00:00 da admin-Salvatore
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