Premiata ditta sorelle Ficcadenti

Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

Bellano è un piccolo paese, dove tutti si conoscono e dove le facce nuove suscitano curiosità.

Se poi un forestiero decide di stabilirsi a Bellano è addirittura malvisto, perchè arriva a rompere i delicati equilibri su cui si poggiano i rapporti sociali in paese.

Le mercerie sono due e due devono essere. L’arrivo di due donne sole che improvvisamente aprono una nuova attività, la premiata ditta sorelle Ficcadenti, è sufficiente a creare scompiglio.

Se poi una delle due sorelle è bella e provocante, tanto da fare innamorare a prima vista il ragazzo di paese, bisogna subito correre dal parroco a cercare consiglio e soluzione.

Nella Bellano di Andrea Vitali c’è sempre un parroco che sa cosa fare, sa parlare con le persone, capire tra le righe le intenzioni e prendere i giusti provvedimenti.

Ma stavolta il parroco Don Primo non riesce a porre freno alle intemperanze delle sorelle Ficcadenti perchè non può avere chiaro tutto il quadro della situazione.

Ciò che succede a Bellano infatti è solo una piccola parte delle intricate situazioni legate alle due sorelle.

C’è un’eredità di mezzo, un notaio senza scrupoli, un poeta sincero corrotto dalle malizie del padre, una perpetua (di un altro parroco, anch’egli dal pensiero svelto) che guida e consiglia.

Una curiosità riguardo questo romanzo sono i nomi scelti per i personaggi: la stampina, le sorelle Giovenca e Zemia, Novenio, Editto, Ireneo. Note di colore che da sole danno vivacità al racconto ed un tocco di originalità che lo distingue anche dagli altri romanzi dello stesso autore.

Quando Vitali riesce a tornare alle sue trame elaborate, con le vite dei personaggi che si incontrano con conseguenze inimmaginabili, viene sempre fuori un romanzo piacevole e divertente da leggere.

Con questo romanzo le vicende di Bellano tornano al loro vecchio splendore e ritroviamo l’autore che tanto ci è piaciuto e che ultimamente aveva perso un po’ la strada verso trame troppo semplicistiche e romantiche.

 — un paragrafo significativo —

Fu una tragedia sin dalle prime mosse.
Giovenca infatti era salita in una carrozza di seconda classe e Rebecca, immemore di avere in tasca un biglietto di terza, l’aveva seguita senza destare sospetti, sedendosi all’estremo opposto del vagone in cui la Ficcadenti s’era accomodata.
Tutto bene fino al passaggio del controleur, più o meno all’altezza di Mandello del Lario quando questi, dimostrando molto buon senso, aveva fatto notare alla perpetua che aveva sbagliato classe. Se voleva restare lì, aveva chiarito, avrebbe dovuto pagare la differenza e lui, per quella volta, le avrebbe abbuonato la multa prevista. Sennò doveva alzarsi e andare verso la coda del convoglio dov’erano le carrozze di terza.
Di spendere altri soldi che nessuno le avrebbe rimborsato, alla perpetua non era parso il caso per cui, ringraziato il controleur, s’era avviata tranquilla verso il fondo del treno: fino a Monza infatti non poteva succedere niente di speciale. Poco prima di Lecco il treno aveva fatto una fermata di una decina di minuti, cosa che aveva dato modo alla perpetua di osservare come sopra alla città splendesse un perfetto sole invernale e di considerare quanto fosse inutile dare ascolto alle chiacchiere della gente che parlava unicamente perché aveva una lingua in bocca. Ne era stata, tutto sommato, soddisfatta, poiché pioggia e ombrello avrebbero intralciato i suoi movimenti e, traendo buoni auspici dal sole, dal cielo azzurro e anche dalla gentilezza del controleur aveva cominciato soltanto allora a sentirsi lieve d’animo, come se fosse un’esperta viaggiatrice. Alla ripartenza del treno ne aveva assunto anche la posa: non più rigida com’era stata sino ad allora e con le mani posate in grembo, ma appoggiata al duro schienale di legno e il viso al finestrino guardando tutto e niente.
La Ficcadenti era entrata in quel panorama sconosciuto quando il treno, effettuata la fermata a Lecco, aveva ripreso la marcia.
Rebecca l’aveva guardata fino a che aveva potuto: era ferma, in attesa, su un altro marciapiede della stazione. Poi, pensando a uno scambio di persona, era corsa verso il vagone di seconda verificando che colei che, a sua insaputa, era scesa alla stazione di Lecco era proprio Giovenca Ficcadenti.

— presentazione ufficiale —

Premiata ditta Sorelle Ficcadenti

Andrea Vitali

Bellano 1915. In una sera di fine novembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto, che in paese risolve anche le questioni di cuore. Suo figlio Geremia, docile ragazzone che in trentadue anni non ha mai dato un problema, sembra aver perso la testa. Ha conosciuto una donna, dice, e se non potrà sposarla si butterà nel lago. L’oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, di cui niente si sa eccetto che è bellissima – troppo bella per uno come lui – e che insieme alla sorella Zemia sta per inaugurare una merceria. Il che basta, nella piccola comunità, a suscitare un putiferio di chiacchiere e sospetti. Perché la loro ditta può dirsi “premiata”? Da chi? E quali traffici nascondono i viaggi che la Giovenca compie ogni giovedì? Soprattutto, come si può impedire al Geremia di finire vittima di qualche inganno? Indagare sulle sorelle sarà compito del prevosto, per restituire alla Stampina un figlio “normale”. Facile dirlo. Non così facile muoversi con discrezione laddove sembrano esserci mille occhi e antenne. Cos’è un paese se non un caleidoscopio di storie, un’orchestra di uomini e donne che raccontando la vita la reinventano senza sosta, arricchendola di nuovi particolari? Con micidiale ironia, Vitali dà voce a questo coro – una sinfonia di furbizie e segreti, invidie e pettegolezzi – che mostra una faccia sempre diversa della verità, e un attimo dopo la nasconde ad arte.

18.5EUR

Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti

Premiata ditta sorelle Ficcadenti ultima modifica: 2014-06-03T20:12:58+00:00 da admin-Salvatore
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