L’ultimo libro

l ultimo libroUna libreria è al centro di un giallo con un susseguirsi di decessi inspiegabili .

Non si tratta di una libreria qualsiasi, ma di una selezione di libri di cosiddetta ‘letteratura alta‘ . Le proprietarie vogliono distinguersi e propongono solo il meglio della cultura ai loro clienti .

Anche l’investigatore chiamato a chiarire come sono morti alcuni tra i più assidui clienti e chi è l’assassino è un amante della letteratura alta .

Ed anche l’autore del libro , Zoran Živković, aspira ad essere uno degli scrittori che sarebbero ospitati in quella esclusiva libreria, proclamandosi pronto più volte nel testo per bocca dell’ispettore per cui anche i gialli possono essere letteratura alta .

Peccato che questo romanzo non sia niente di più che un giallo da ombrellone, qualcosa di assolutamente lontano dalla cultura profonda e molto vicino all’editoria dozzinale .

Non è scritto male, ma la scelta delle parole non basta (e comunque leggo una versione tradotta, bisognerebbe avere un giudizio sull’originale) . La storia non è originalissima, anche se in chiave moderna ricalca le tante opere dell’esoterismo e maledizioni . Si sarebbe potuto intitolare il libro maledetto, la libreria dei prescelti, l’ultima profezia letteraria, tanto per farvi capire di cosa sto parlando .

Il problema comunque è che L’ ultimo libro dopo una trama abbastanza legata alla realtà ad un certo punto ha una svolta improvvisa nell’assurdo, un finale talmente a sorpresa che sembra quasi inventato all’ultimo, per dare senso ad una storia di cui l’autore non riusciva a trovare il finale che spiegasse tutto . Avendo aperto troppe porte, le ha richiuse tutte con una licenza letteraria che più che sorprendere lascia spiazzati . Non posso essere più chiaro per evitare gli spoiler.

Per il resto un poliziesco più che un giallo, dove troviamo il coroner che scherza sulla morte, i servizi segreti che tutto possono e tutto sanno e la bella di turno di cui l’investigatore si innamora, tanto per abbandonarsi nei clichè.

— un paragrafo significativo —

«Ah, è il nostro ispettore», disse l’uomo vestito di bianco. Anche se ora stava in piedi vicino a me, il suo viso era ancora nascosto. «Davvero opportuno. È il momento giusto per mandare alla polizia un chiaro messaggio sulla sua impotenza contro di noi.»

Di nuovo sollevò il libro blu, aspettando che i mantelli marroni si assiepassero attorno alla pedana. Il libro era inclinato e non riuscivo a leggere il titolo sulla copertina. Lo tenne per un istante sopra la testa, poi cominciò ad abbassarlo, aprendolo. Non riuscivo a indovinare quale altra cosa poteva aver in mente tranne che avvicinarmelo al viso.

Ma l’azione non si concluse. Dal corridoio lungo il quale ero arrivato giunse un frenetico scalpiccio: diverse persone si avvicinavano correndo. Il Gran Maestro gridò una parola che non capii. In quel preciso istante si spense il riflettore che mi illuminava dall’alto.

Nel buio in cui sprofondammo non riuscivo a capire che cosa stesse accadendo. Udii agitazione e alcuni suoni che non riconobbi. Ero ancora trattenuto per gli arti. Poi sentii la pedana abbassarsi. Quando la superficie superiore fu al livello del pavimento, le mani mi lasciarono. Rimasi immobile, non sapendo che fare.

Quando il rumore di passi raggiunse l’imboccatura del corridoio, l’oscurità fu tagliata dai fasci di almeno cinque torce elettriche. Cominciarono a frugare nell’anfiteatro, finché uno di loro non mi inquadrò. Allora tutte le luci vennero puntate su di me perché nella sala non c’era più nessuno. Non avevo idea di come e dove fosse sparita tutta quella gente in pochi secondi.

Mi riparai gli occhi e cominciai ad alzarmi mentre i nuovi arrivati si avvicinavano. I fasci di luce si abbassarono leggermente per non accecarmi. Ancora non riuscivo a vedere chi teneva le torce, ma non era necessario. Sapevo chi poteva essere.

«Tutto sarebbe molto più semplice, ispettore Lukić », si sentì dal buio il commissario Milenković, «se lei non giocasse con me a nascondino.»

«Cosa le fa pensare che io stia giocando a nascondino con lei?»

Un fascio di luce mi accecò di nuovo. Feci una smorfia e girai un po’ la testa.

«Che cosa sta facendo qui al buio?»

«C’era luce finché non siete arrivati voi.»

«Questa non è una risposta alla mia domanda.»

«Lei non sarebbe qui se non conoscesse già la risposta. »

— la presentazione ufficiale —

Che cosa terribile! Purtroppo alla libreria Il Papiro si è verificato un triste incidente.

Il signor Todorovic, uno dei clienti più affezionati, è morto improvvisamente, mentre stava leggendo un libro seduto su una poltrona. Vera Gavrilovic, una delle due libraie, è costernata, e quando arriva l’ispettore Dejan Lukic, per un semplice controllo, gli comunica a cuore aperto tutto il suo sconcerto e la sua preoccupazione.

Non è che l’inizio, ahimé, perché al primo si sussegue un altro decesso, e poi un altro. Le morti sono inspiegabili, l’unica traccia è che tutte le vittime stavano leggendo un libro. Per Deian, poliziotto amante dei libri, e Vera, libraia appassionata, comincia una strana indagine, sempre più incalzante, che si allargherà e si complicherà fino a coinvolgere addirittura la polizia segreta. Finché non s’imbatteranno nell’ultimo libro…

Mentre la storia si dipana svolta dopo svolta, le pagine di questo romanzo, nitide e scorrevoli, inducono con disinvolta maestria a riflettere sulle questioni che più appassionano chi ama i libri, che rapporto c’è tra un autore e i suoi personaggi? Qual è la relazione tra sogno e letteratura? Cosa succede quando si apre un libro?

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L’ultimo libro ultima modifica: 2016-08-27T17:01:40+00:00 da admin-Salvatore
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