Lo Schiavista

Lo Schiavista di Paul BeattyLo Schiavista di Paul Beatty viene presentato così:

Vincitore del Man Booker Prize 2016. Vincitore del National Book Critics Circle Award 2016.

Il caso culturale e letterario del momento. Un libro di strettissima attualità su quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Una satira pungente sulla razza, la vita urbana e la giustizia sociale, un’esplosione di comicità, provocazione e prosa brillante da uno degli scrittori più audaci d’America.

I premi letterari sono sempre discutibili, e qui abbiamo la conferma. Non credete ad una sola parola diffusa nei comunicati stampa di promozione del libro.

Strettissima attualità ? Dove ?
Satira ? Contro chi ?
Esplosione di comicità ? Non c’è un solo paragrafo che faccia ridere. Forse strappa un sorriso per qualche situazione strampalata, ma quella non è comicità
Provocazione ? Questo si, un intero romanzo di provocazione.
Prosa brillante ? Specialmente le prime pagine sono pesantissime da leggere, con paragrafi lunghissimi, da rileggere tre volte per trovarne il filo logico.

Hominy Jenkins, Un protagonista di secondo piano delle Simpatiche Canaglie, la cui performance principale era quello di prendere torte in faccia e sgranare gli occhi, rimpiange quel periodo in cui, in ogni caso, era al centro dell’attenzione.

Rivendica il suo ruolo di perdente, da cui comunque ha saputo trarre la sua fortuna e rimpiange il cambiamento dei tempi, il passare del tempo e l’anonimato in cui è scivolato, tolti i suoi fedelissimi amici.

Al protagonista e voce narrante del racconto, Bonbon per la fidanzata, anonimo per noi, impone quindi la sua scelta di tornare un reietto, un disperato all’ultimo gradino, da dove puoi solo salire e risollevarti. Si impone come schiavo, condizione in realtà solo nominale.

Bonbon vede in Hominy la storia del suo quartiere, Dickens. Un tempo miserabile, ma unito, adesso cancellato dalle carte geografiche, sconosciuto, amalgamato con il resto dei quartieri poveri della città, senza identità.

Bonbon pensa che la soluzione di Hominy per tornare ad essere vivo, in miseria ma riconosciuto, possa essere adottata anche per il suo quartiere. Il segregazionismo può riportare all’unità gli abitanti di Dickens, facendoli riconoscere in uno scopo comune.

In molti passaggi il romanzo è difficile da leggere, la storia è lontana dalla nostra cultura, i riferimenti per lo più sconosciuti.

Ho finito il libro a fatica senza il minimo interesse ad andarmi a documentare con google, come spesso faccio, riguardo i riferimenti storici o personaggi reali citati nella trama. Sconsigliato.

— un paragrafo significativo —
Abitavamo a Dickens, una comunità ghetto nella periferia sud di Los Angeles e, per quanto strano possa sembrare, sono cresciuto in una fattoria dentro un quartiere degradato. Fondata nel 1868, Dickens, al pari di quasi tutte le cittadine californiane, fatta eccezione per Irvine (sorta come terreno di accoppiamento tra repubblicani bianchi, stupidi, grassi e brutti e i chihuahua e i profughi dell’Estremo Oriente che li adoravano), iniziò come comunità agricola. L’atto di nascita originario della città stabiliva che «Dickens resterà libera da cinesi, spagnoli di ogni colore della pelle, dialetto o cappello, francesi, gente coi capelli rossi, damerini di città ed ebrei non qualificati». Tuttavia i fondatori, nella loro alquanto limitata saggezza, stabilirono inoltre che i cinquecento acri di terreno sulle rive del canale fossero destinati in perpetuo a un uso definito “agricoltura residenziale”. Fu così che nacque il mio quartiere, un gruppo di dieci isolati comunemente noto a Dickens come le Fattorie. Vi accorgete di aver raggiunto le Fattorie perché i marciapiedi, insieme ai cerchioni e allo stereo dell’auto, ai nervi e al vostro curriculum di elettore progressista, si volatilizzano in un’aria impregnata dall’odore di letame e, se il vento soffia nella giusta direzione, di erba di buona qualità.

—la presentazione ufficiale —

Nato a Dickens – ghetto alla periferia di Los Angeles – il nostro protagonista è rassegnato al destino infame di un nero della lower-middle-class. Cresciuto da un padre single, controverso sociologo, ha trascorso l’infanzia prestandosi come soggetto per una serie di improbabili esperimenti sulla razza: studi pionieristici di portata epocale, che certamente, prima o poi, avrebbero risolto i problemi economici della famiglia. Ma quando il padre viene ucciso dalla polizia in una sparatoria, l’unico suo lascito è il conto del funerale low cost. E le umiliazioni per Bonbon non sono finite: la gentrificazione dilaga, e Dickens, fonte di grande imbarazzo per la California, viene letteralmente cancellata dalle carte geografiche. È troppo: dopo aver arruolato il più famoso residente della città – Hominy Jenkins, celebre protagonista della serie Simpatiche canaglie ormai caduto in disgrazia -, Bonbon dà inizio all’ennesimo esperimento lanciandosi nella più oltraggiosa delle azioni concepibili: ripristinare la schiavitù e la segregazione razziale nel ghetto. Idea grazie alla quale finisce davanti alla Corte Suprema.

Lo Schiavista di Paul Beatty

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Lo Schiavista ultima modifica: 2017-02-16T20:59:44+00:00 da admin-Salvatore
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