L’ex avvocato

L'ex avvocatoVedi l’autore, John Grisham, e leggi il titolo, L’ex avvocato, e pensi ecco un altro dei libri di Grisham con protagonista un avvocato che da solo combatte contro il complesso meccanismo dei tribunali, o contro i grandi studi legali delle grande aziende multinazionali, aiutandonsi con tanto impegno, studio e pochi mezzi .

Insomma un filone già molto sfruttato, con maestria, dall’autore, con i protagonisti che sono esempio di determinazione, onestà, principi morali.

Invece Malcolm Bannister, il protagonista è in prigione, intrappolato da un filibustiere che si è approfittato della sua ingenuità e dall’ FBI che ha voluto con forza attribuirgli colpe più grandi di quelle che aveva.

Ma la vicenda non racconta della riabilitazione dell’innocente in carcere, ma del suo sprofondare nell’abisso della disonestà .

Malcolm cerca vendetta contro il sistema, abbandona e rinnega la sua vita precedente, cerca i soldi facili, commette reati senza pudore.

Non c’è più il protagonista positivo nella storia e questo un po’ dispiace. Perdendo l’immedesimazione nello spirito positivo del protagonista, il lettore è meno disposto a perdonare le forzature nella trama del romanzo.

Se quando si legge un romanzo si deve essere sempre disposti ad accettare il corso degli eventi come li immagina l’autore, è più facile accettare i compromessi quando si parteggia per il protagonista narratore .

Ma se leggendo le vicende inventate da Grisham in questo romanzo ti schieri anche solo un pochino dalla parte del sistema giudiziario ed investigativo, ecco che ti poni delle domande sulle fin troppe casualità e aderenza degli antagonisti agli schemi predisposti dal protagonista che riducono la qualità complessiva del romanzo .

Insomma gli amanti di Grisham come me apprezzeranno anche questo nuovo romanzo, e riconosceranno le intatte capacità letterarie dell’autore, ma non lo metteranno mai tra i preferiti, men che mai tra i romanzi da rileggere una seconda volta.

— un paragrafo significativo —

«Io so chi ha ucciso il giudice» rispondo, con la massima gravità.
Con mio grande sollievo, il direttore non accenna neppure a un sorriso. Si appoggia allo schienale della poltroncina, si massaggia il mento e comincia ad annuire. «E come sei venuto in possesso di questa informazione?»
«Ho conosciuto il killer.»«Qui dentro o fuori?»
«Questo non posso dirglielo, direttore. Ma non la sto prendendo in giro. In base a quello che leggo sui giornali, le indagini dell’FBI non stanno andando da nessuna parte. E non andranno da nessuna parte.»

Le mie note disciplinari sono immacolate. Non ho mai rivolto una sola parola sbagliata a un agente. Non mi sono mai lamentato. Nella mia cella non c’è mai stato un articolo di contrabbando, neppure una bustina di zucchero della mensa. Non gioco d’azzardo e non mi faccio prestare soldi. Ho aiutato decine di detenuti e anche qualche civile, compreso il direttore, a cercare di risolvere i loro problemi legali. Tengo la mia biblioteca in un ordine meticoloso. Il punto è che, per essere un carcerato, sono credibile.
Wade si sporge in avanti appoggiandosi sui gomiti e mi mostra i denti giallastri. Ha due cerchi scuri sotto gli occhi, che sono sempre lacrimosi. Sono gli occhi di uno che beve parecchio. «Fammi indovinare, Bannister: tu vuoi condividere l’informazione con l’FBI, concludere un accordo e uscire di galera. Giusto?»
«Assolutamente sì, signore. Il mio piano è quello.»
Ed ecco la risata. Una lunga risata stridula che sarebbe di per sé motivo di grande ilarità. Il direttore si calma e mi domanda: «Quando dovresti uscire?».
«Tra cinque anni.»
«Oh, per cui sarebbe proprio un accidente di accordo, vero? Tu dai un nome all’FBI e trotti fuori di qui cinque anni prima del previsto, giusto?»
«Niente è così semplice.»
«E cosa vorresti che facessi, Bannister?» ringhia Wade, la risata ormai svanita. «Dovrei chiamare l’FBI per dire che ho qui un tizio che sa chi è l’assassino ed è pronto a concludere un accordo? Probabilmente ricevono cento telefonate al giorno, perlopiù da furbastri che mirano ai soldi della ricompensa. Perché dovrei rischiare la mia credibilità entrando in quel gioco?»
«Perché io so la verità, e lei sa che non sono un furbastro e non sparo cazzate.»

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L’ex avvocato ultima modifica: 2013-08-31T20:22:40+00:00 da admin-Salvatore
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