Le tre minestre

Le tre minestre - Andrea VitaliIn questo nuovo spaccato dell’Italia del dopoguerra e degli italiani che sono ripartiti dai valori tradizionali, Andrea Vitali ci racconta dell’importanza della famiglia come primo tassello della società.

Non viene spiegato come mai il ragazzo che ci racconta le vicende familiari in prima persona viva con tre zie zitelle e per breve tempo con il nonno allettato, fatto sta che questa è la sua famiglia, che lo cresce, lo educa, lo istruisce .

Nessuno si mette a spiegargli le cose. Comportamento e relazioni sociali si assorbono con presa diretta, per esperienza. Il comportamento delle zie è un dogma che non può essere messo in discussione ed è sempre l’esempio da seguire .

La vita quotidiana di questa famiglia allargata è incentrata sul focolare domestico e sul cibo da preparare quotidianamente. La vita è dentro casa, tutto il resto è l’esterno, un mondo di cui non si deve aver paura, ma di cui si deve tener presente che non può avere la stessa fiducia riposta nella casa e nella famiglia che vi abita.

La residenza diventa quindi il rifugio sicuro, il regno in cui si è protetti, e chi vi abita ha ruoli specifici e si incarica dei ministeri per cui è più portato. Quindi le zie diventano ministri ognuna con un compito specifico che porta a termine con grande maestria. Il ministro dell’interno, che si occupa di mandare avanti la casa e cucinare; il ministro degli esteri, che lavora, guadagna e cura i rapporti con chi stà fuori del regno; il ministro dell’agricoltura che coltiva ed alleva e procura la maggior parte del cibo.

E questa come tutte le altre famiglie si riunisce a tavola, che è prima nutrimento, poi premio di sapori ed odori, poi interazione. Le tre ministre diventano così le tre minestre, ossia la trasposizione del cibo sano e genuino come linea di governo della vita. C’è sempre una minestra che è più indicata delle altre in un dato momento.

La cultura del cibo è così importante che quasi metà libro, a storia conclusa, è un ricettario delle tradizioni con pochi e striminziti commenti.

Prima delle ricette Vitali disegna ancora una volta il suo mondo rurale che esalta le persone genuine e senza malizia.

— un paragrafo significativo

Quel giorno per pranzo, sulla tavola ricoperta da una cerata a motivi floreali poiché la tovaglia si usava solo in particolari occasioni, era comparsa una zuppiera contenente un cibo a me sconosciuto. Il colore scuro, violaceo me lo rendeva assai poco attraente. All’invito della zia Cristina a mangiare, risposi che non mi piaceva. Lei ribatté chiedendomi se l’avessi mai assaggiato.
Poiché ero sincero risposi di no, cadendo così nella rete di una logica che più stretta non si poteva: come potevo dire che non mi piaceva se non l’avevo mai assaggiato? E poi, a seguire, un altro cardine dell’educazione: quante cose potevano non piacere che 

poi la vita invece ti avrebbe costretto a fare.
Dopodiché la zia Cristina tirò un bel respiro, perché discorsi così lunghi ne faceva assai raramente.
Quando non si ha esperienza delle sottigliezze dialettiche cui i politici ricorrono per tirare acqua al proprio mulino dando a vedere che la ragione sta sempre e solo dalla loro parte, non resta che ricorrere alla rivoluzione oppure arrendersi. Poiché quella volta ero casualmente disarmato, non mi restò che la seconda opzione: quindi chiusi gli occhi, afferrai la forchetta e pescai a casaccio nella zuppiera, infilando poi il raccolto in bocca. L’idea prima era quella di ingollare il boccone qualunque cosa fosse senza masticare per poi dichiarare a ragion veduta che non mi piaceva. Fossi stato uno strenuo oppositore del regno delle Tre Minestre avrei comunque dichiarato che quel cibo faceva schifo. Ma, oltre a non avere l’animo del dinamitardo, allora come oggi certi profumi e certi sapori scatenavano dentro me un sentimento di amore panico quasi paralizzante, che in certi casi mi obbligava a sdraiarmi in un prato per guardare i fili d’erba stando al loro stesso livello e in altri a considerare la fatica invisibile presente in ciò che mi veniva messo nel piatto.
Così fu quella volta, quando sulle mucose delle mie fauci si depositò il sapore di quell’insalata che mi venne subito spiegato essere composta da barbabietole tagliate a quadratini, una spruzzatina di prezzemolo e un battito d’ali di aglio.

Onore al merito: il ministro degli Interni, vedendo che me ne servivo un’abbondante porzione, non volle uccidere un uomo già morto. Soddisfatta della vittoria riportata, come suo solito scostò il piatto, pose la testa sul cuscino di braccia e dopo un paio di languidi ululati entrò in meditazione, così che non mi vide ricorrere per la terza volta alla zuppiera, mentre il pomeriggio cominciava a vivere le sue ore.

LE TRE MINESTRE

VITALI ANDREA – MONDADORI

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Le tre minestre ultima modifica: 2013-10-29T17:58:12+00:00 da admin-Salvatore
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