Le pecore ed il pastore

le pecore e il pastore di Andrea CamilleriPrendo il libro dallo scaffale della libreria e leggo “Le pecore e il pastore” di Andrea Camilleri.

Penso che sia una delle solite novelle siciliane di Camilleri, magari per la serie scarpe grandi e cervello fino, in cui l’astuzia di un pastore si rivela più efficace di cultura o sorpruso.

Quindi visto che di Camilleri mi fido ad occhi chiusi non ho approfondito e ho messo il libro tra le cose da leggere.

Confermando che con Camilleri si va sempre sul sicuro mi sono ritrovato a leggere qualcosa di completamente diverso da quanto avevo immaginato: la storia del vescovo di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo, buon pastore, delle sue origini e di fatti emblematici accadutogli.

Tra un misto di storia, ricostruzione ed accesa fantasia il racconto non solo evoca la persona in questione, ma tratteggia un ambiente storico e culturale che non si impara dai libri di scuola.

Nella storia entra un po’ di tutto: eremiti, banditi, fondazione e vita di monasteri, suore di clausura, medici eccezionali, lotte contadine contro il latifondo ed un piccolo giallo su ciò che realmente successe al Vescovo ed un piccolo dilemma morale sul diritto alla morte.

Lo stile è un po’ ingarbugliato e vengono inseriti anche quelli che sembrano dei semplici appunti su come si è risaliti a certe situazioni ed informazioni e citazioni bibliografiche. Quasi che il racconto fosse stato spedito all’editore come bozza in fase di costruzione e l’editore lo avesse approvato così com’era, senza bisogno di affinarlo.

— un paragrafo significativo —

Peruzzo nasce a Molare, provincia di Alessandria, nel 1878. Giovane passionista, viene ordinato sacerdote nel 1901. Gli vengono affidati incarichi di una certa responsabilità che porta a termine brillantemente e, nel 1924, viene consacrato vescovo. E mandato a Mantova (dove era già stato nel 1908) come ausiliare del vescovo novantenne.

Energico, attivissimo, si dedica molto all’incremento e all’organizzazione dell’Azione cattolica.

Nel 1928, in occasione del terzo centenario della canonizzazione di san Luigi Gonzaga, fa arrivare a Mantova migliaia di giovani cattolici da tutta Italia per una serie di festeggiamenti.

È un errore, probabilmente del tutto involontario, perché in quel periodo il fascismo non vedeva di buon occhio l’Azione cattolica, anzi la identificava come una pericolosa concorrente dell’ONB (Opera Nazionale Balilla) e di altre organizzazioni giovanili fasciste.

Il 21 giugno, giorno iniziale delle celebrazioni, gruppi di fascisti mantovani e altri venuti da fuori aggrediscono all’improvviso e con brutale violenza i giovani cattolici. A capeggiare i fascisti è il federale di Mantova, Arrivabene. Numerosi i feriti, ma, fatto assai più grave, qualche giorno dopo viene ucciso a colpi di manganello, da tre fascisti, il presidente della giunta diocesana ed ex capo del Partito popolare.

LE PECORE E IL PASTORE

Sellerio Editore Palermo

8,50 EURO

 

Le pecore ed il pastore ultima modifica: 2012-11-08T20:49:46+00:00 da admin-Salvatore
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