La verità della suora storta

La verita della suora stortaIl Sisto è l’unico tassista di Bellano. I suoi pochi clienti arrivano alla stazione ferroviaria dove Sisto li attende per tutta la giornata.

Prima di essere tassista Sisto è stato un abile meccanico, pronto ad imparare il mestiere dal burbero Scatòn che gli ha dato consigli paterni fino alla sua morte.

Perchè un padre vero Sisto non lo ha avuto, orfano affidato alle cure del convento.

Sisto così è cresciuto senza una guida vera ed il giorno che la sua passeggera, arrivata trafelata in stazione e diretta al cimitero (dall’entrata di sopra, visto che il morto da andare a trovare era recente), è spirata sul sedile posteriore del suo millennove non sapeva bene cosa fare.

Ci ha pensato il soteramòrt, il becchino del cimitero, ad avvertire i carabinieri ed ad approntare una camera mortuaria improvvisata.

Il Maresciallo Riversi deve solo constatare che si tratta di morte naturale, non c’è reato, non ci sarebbe nulla da indagare, almeno per quanto riguarda la giustizia ordinaria.

Ma la giustizia morale, che impone al maresciallo di informare parenti ed amici della sconosciuta, obbliga il carabiniere a cercare di individuare le generalità della defunta, senza documenti, senza altro che non i vestiti che ha indosso.

Sembra un’impresa impossibile, ma aiutato dalle chiacchiere di paese e dal parroco riesce a scoprire l’identità della defunta, Vera, che effettivamente non ha parenti che la piangono, ma anche a portare alla luce la storia segreta della suora storta.

Tornano un Maresciallo, questa volta Riversi, ed un parroco. Due figure nelle storie di Vitali che hanno sempre una spiccata personalità, che sanno ragionare e conoscono come ragionano i loro concittadini e parrocchiani.

Un piccolo giallo questa volta, ma sempre leggero e pittoresco con i personaggi caratteristici delle storie di Vitali.

— un paragrafo significativo —
Certo, rifletteva il maresciallo, non avrebbe dovuto lasciarsi coinvolgere così, sovrapporre immagini e sentimenti. Un tale coinvolgimento non faceva bene alle indagini, lo sapeva.
Ma in fondo quella non era un’indagine.
«Allora», interloquì ancora sua moglie, «a cosa stai pensando?»
Lui sospirò.
«Ai gatti», rispose.
«Gatti?» fece la moglie.
Proprio a quelli. Il che, tradusse il Riversi, significava che stava pensando alla Scatòn, a quello che gli aveva raccontato e al fatto che non riusciva a decidere quanta credibilità assegnare alle parole di quella donna.
«Chi potrebbe dirlo?» commentò la moglie.
«Forse…» si interruppe subito il Riversi.
«Forse?» fece la moglie.
«No», rispose l’uomo scuotendo la testa.
Poteva essere un’idea ma non gli sembrava praticabile. In fondo, come aveva già pensato, quella non era un’indagine.
«Forse qualcuno potrebbe?» insisté la donna cercando di stimolarlo a concludere ciò che aveva appena iniziato a dire.
«Sì, ma… insomma…» rispose il maresciallo. «Stavo pensando alla perpetua del prevosto. Conosce, o conosceva abbastanza bene la Scatòn, magari ne sa qualcosa di più.»
«E allora», commentò la moglie, «che problema c’è?»
«Be’…» fece il Riversi. «Tornare là in divisa… sai le storie che ci si possono ricamare? La canonica sotto inchiesta?» recitò ridendo.
La moglie restò seria invece.
«E chi ti dice di andarci in divisa», osservò.
Il Riversi la guardò.
«Cioè?»
«Vacci così, come sei adesso», spiegò la donna.
«Adesso?»
«Anche, perché no?»

la presentazione ufficiale

Sisto Santo ha la manualità e la fantasia giuste del meccanico di rango. Da ragazzo ha riparato perfino una Peugeot 403 senza fare una piega, lasciando a bocca aperta il Scatòn, il suo capo officina, che i diesel manco li conosceva. Però adesso fa il tassista. Si è comprato un Millenove e aspetta i clienti alla stazione ferroviaria di Bellano. Pochi. Arrivano da Sondrio o da Lecco e Milano, e vanno in visita all’ospedale o su al cimitero. Oggi gli è capitato un fattaccio. Una donna arrivata dopopranzo, poco prima che dalla radiolina che tiene in macchina partisse la sigla di Tutto il calcio minuto per minuto. Non che fosse importante: ultima giornata; campionato 1970 già bell’e andato al Cagliari, però… Gli ha chiesto di essere portata al cimitero, che non sa nemmeno dov’è. Ma poi, arrivati là, il Sisto si è accorto che la donna era morta. Proprio lì, sul sedile posteriore del Millenove, macchiandolo pure di urina. Un guaio mica da ridere. Da tirare in ballo il maresciallo Riversi. Anche perché la donna è senza borsetta e non si riesce a capire chi sia, né chi stesse cercando al cimitero di Bellano in quel pomeriggio di fine aprile.
Con grazia e ironia Andrea Vitali imbastisce una nuova storia dall’intreccio imprevedibile e commovente. Nella sua Bellano, specchio di un mondo passato ma a suo modo sempre attuale, si muovono i personaggi della Verità della suora storta, ognuno alla ricerca di un approdo che metta pace tra i segreti e le speranze della propria vita, strappandoci un sorriso per le soluzioni a volte stravaganti o strampalate che mettono in scena.

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La verità della suora storta ultima modifica: 2015-11-16T16:35:57+00:00 da admin-Salvatore
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