La rete di protezione

la rete di protezioneIl commissario Montalbano è molto infastidito da quello che sta succedendo a Vigata. Una troupe televisiva sta girando una fiction e tutta Vigata sembra ostaggio del regista e della sua troupe. Se i vigatesi apprezzano questa novità, sono curiosi, seguono ogni scena girata e ben sopportano se il loro paese viene adattato alle esigenze televisive, per Salvo Montalbano è una gran camurria e rottura di cabasisi.

Per fortuna anche la delinquenza sembra essere affascinata dalle riprese ed ha preso una pausa opportuna da ammazzatine ed altri intenti criminali, tanto che la maggior parte del personale è impegnato con le misure di sicurezza intorno ai luoghi di ripresa.

Montalbano però avrà modo comunque di utilizzare le sue doti investigative: l’ingegner Sabatello gli propone uno strano quesito. Dai filmini di famiglia scopre che suo padre ogni anno, lo stesso giorno, faceva una ripresa ad un muro bianco, anonimo e privo di altri dettagli. Un’inquadratura fissa di qualche minuto che sembra non avere alcun senso. Sabbatello chiede così al commissario di visionare i filmini e scoprire le intenzioni di suo padre.

Montalbano è preso dalla curiosità e coinvolge anche Fazio in questa indagine privata che però offre scarsissimi indizi.

Ad un tratto però la quiete di Vigata viene interrotta da un atto terroristico: due uomini si introducono in una scuola e sparano alcuni colpi di pistola. Anche in questo caso gli indizi su cui indagare sono limitati e misteriosi.

Le due indagini porteranno Montalbano a riflettere sul’animo umano, a cercare di capire le persone ancor prima dei fatti e gli porteranno anche tristi e fastidiosi ricordi.

La trama del romanzo di Camilleri questa volta non è così ben congegnata come al solito, lo sviluppo del caso del muro bianco è facilmente intuibile, mentre sull’altro caso non viene creata una storia convincente.  L’affetto per il personaggio e la scrittura maestosa (anzi la dettatura come ci informa Camilleri, ormai impossibilitato a scrivere da solo) rendono però piacevole il libro.

— un paragrafo significativo —

«Sei capace di dirmi in poche parole quello che è successo?».
«Ci approvo. Donchi, stamatina che ammancava picca alle deci, dù ’ndividui d’apparenti sesso mascolino sunno trasuti nella scola Luici Pirinnello… Avi prisenti?».
«Sì. Vai avanti».
«E quindi hanno fatto ruzzioni nella classi III B indove hanno stratto i revorbari e ordinato a tutti di mittirisi con le mani in àvuto che era un ordini. E datosi che li studenti si scantaro e si misiro chi a chiangiri, chi a chiamari aiuto, spararo tri o quattro colpi che aumintaro il burdello. A ’sto punto il dottori Augello…».
«Un momento, fammi accapiri. Augello era prisenti?».

«Sissi, era annato a parlari col profissori pirchì nella III B ci sta sò figlio».
«Ho capito. Continua».
«A ’sto punto il dottori ha circato di carmari i picciotteddri, ma uno dei dù ’ndividui di sesso mascolino gli ha dato un pagnittuni minazzandolo d’ammazzarlo».
«E doppo?».
«Doppo uno dei dù ha ditto ai picciotteddri: “attenti a come vi cataminate masannò tornamo e facemo ’na stragi”. E si nni sunno ghiuti. Ma il dottori Augello li ha sicutati e appena che quelli sunno arrivati ’n cortili ha scocciato la pistola e ha fatto voci: “Fermi! Polizia!”, allura c’è stato un brevi gonflitto focali, ma i dù sunno arrinisciuti a scappari».
«Sei stato bravo. Grazie».
«Ma vossia che fa? Non torna? Vidisse che di vossia ccà c’è di bisogno come all’aria!».

— la presentazione ufficiale —

“Una quotidianità sventatamente rapinosa, da fiera o luna park, sconcia Vigàta. Il villaggio è diventato il set di una fiction prodotta da una televisione svedese. Per falsare il paesaggio urbano e riportarlo indietro, fino agli anni Cinquanta, i tecnici si sono ispirati ai filmini amatoriali recuperati dalle soffitte. La mascherata cinematografica prevede di coinvolgere persino il commissariato, messo a rischio di subire l’oltraggio di un’insegna che lo dichiara «Salone d’abballo». Un’eccitazione pruriginosa monta attorno alle attrici svedesi e minaccia gli equilibri coniugali. Durante il ricevimento per il gemellaggio tra Vigàta e la baltica Kalmar arriva anche il finger food. Montalbano ribolle d’insofferenza; gli appare «tutto fàvuso». Temperamentoso com’è, cerca luoghi solitari. E tiene testa alla situazione. Dalla polvere di scartoffie dimenticate sono emersi, durante la ricerca delle domestiche pellicole d’epoca, sei filmini datati che, per sei anni di seguito, sempre nello stesso giorno e nello stesso mese, riprendono con ossessione il biancore ottuso di un muro. Montalbano è sfidato a leggere dentro quello spazio vuoto e rituale la trama, il giallo che si dà e si cancella: angosciosamente schivo ed enigmatico; forse intollerabile. Diversamente peritosa è l’altra inchiesta che, attraverso un episodio di bullismo misteriosamente complicato da una incursione armata a scuola, porta Montalbano a misurarsi generosamente (lui non più giovane) con l’intensità sagace e luminosa di adolescenti che socializzano attraverso skype; e, con lo slancio fiducioso di nuovi argonauti

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La rete di protezione ultima modifica: 2017-07-27T14:56:24+00:00 da admin-Salvatore
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