La paranza dei bambini

la paranza dei bambiniLa paranza dei bambini di Roberto Saviano mi ha fatto schifo.

Non il romanzo, che come al solito è un ottimo scritto e Saviano porta a riflettere ed a conoscere meglio un mondo che conosciamo solo superficialmente, per sentito dire attraverso i telegiornali.

Mi ha fatto schifo il mondo descritto da Saviano, il pensare che esiste davvero.

Mi ha fatto schifo il Maraja, l’assenza di moralità, di educazione civica e personale. Non ho mai parteggiato per il protagonista del libro, ed è normale, ma speravo quasi in un epilogo sanguinoso per quello che è facile dimenticarsi, è solo un ragazzo.

Mi ha fatto  schifo una città supina, distratta, inerme, assuefatta, tollerante, egoista. Se il Maraja, giovane delinquente, può dettare le sue regole è perchè non c’è nessun tentativo di ribellione.

Mi ha fatto schifo in questo romanzo sulla criminalità organizzata la totale assenza delle forze dell’ordine, se non come comparse sullo sfondo di qualche pagina. Cosa vuole significare ? Che non ci sono, che non possono, che sono conniventi, che ormai Napoli è persa ?

Mi ha fatto schifo la famiglia del Maraja, che non può non sapere, che non segue, non educa, non rimprovera e non elargisce sonori ceffoni. E più di tutti mi ha fatto schifo la madre che viene a sapere ma fa finta di non sapere, fino a quando, al momento della scelta, si getta dalla parte sbagliata.

Mi ha fatto schifo pensare che il mondo descritto da Saviano esiste realmente, che tutti facciamo finta che non esista, e che non possa fare niente costretto a viverci insieme.

— un paragrafo significativo —

Nicolas e Tucano si trovarono soli al funerale di Alvaro. Oltre a loro due c’erano una vecchia signora, che scoprirono essere la madre, e una in minigonna, con un corpo da ventenne avvitato su un viso che portava i segni di tutti i clienti che aveva visto passare. Perché non c’erano dubbi, quella era una delle puttane rumene che Alvaro riceveva da Copacabana, e a quanto pare una delle più affezionate, visto che ora se ne stava accanto alla bara con un fazzoletto in mano.

– Giovan Battista, Giovan Battista, – ripeteva la madre, che adesso si appoggiava all’altra donna, che era sì una puttana, ma almeno aveva provato qualcosa per quel figlio disgraziato.

– Giovan Battista? – disse ’o Tucano, – niente di meno, che nome assurdo e che fine ’e mmerda.

– ’O White è ’na merda, – disse Nicolas. E per un attimo provò a mettere insieme l’immagine del cervello spiaccicato di Alvaro con l’ultimo saluto di quella donna dalle gambe sode.

Gli dispiaceva per Alvaro, anche se non sapeva bene perché. Non sapeva neanche se quello che provava era dolore. Quel poveraccio li aveva sempre presi sul serio, e questo contava. Non aspettarono che la cerimonia terminasse e uscirono dalla chiesa con la testa che era già altrove.

– Quanto tieni int’’a sacca? – chiese Nicolas.

– Mah, poca roba. Però tengo ’nu trecient’euro a casa.

– Buono, io oggi ho preso quattrocento euro. Andiamoci a piglià ’na pistola.

– E addò ’a pigliammo sta pistola?

Si erano bloccati sui gradini della chiesa perché quella sembrava una questione importante e andava affrontata guardandosi negli occhi. Nicolas non aveva in mente una pistola in particolare, aveva giusto fatto un paio di ricerche su Internet. A lui serviva un ferro da estrarre al momento giusto.

– M’hanno detto che stanno i cinesi che vendono un sacco di pistole vecchie, – disse.

– Ma scusami, i Capelloni stanno pieni di botte, perché non cerchiamo da mano a qualcuno di loro?

– No, nun putimmo. È gente di Sistema, avvertirebbe subito Copacabana in carcere. In un attimo saprebbe tutte cose e non ci darebbe mai autorizzazione, perché non è tempo nostro. Invece i cinesi col Sistema non parlano.

– Ma a loro chi gli ha detto che era tempo o non era tempo? Il tempo loro se lo sono preso, e noi ci dobbiamo prendere il nostro.

— la presentazione ufficiale —

Dieci ragazzini in scooter sfrecciano contromano alla conquista di Napoli. Quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone –, scarpe firmate, famiglie normali e il nome delle ragazze tatuato sulla pelle. Adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere. La paranza dei bambini narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla Camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico la paranza va a pescare persone da ammazzare. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”, e di morti che producono morti. Roberto Saviano entra implacabile nella realtà che ha sempre indagato e ci immerge nell’autenticità di storie immaginate con uno straordinario romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento, senza scampo.
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La paranza dei bambini ultima modifica: 2016-12-24T16:14:39+00:00 da admin-Salvatore
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