La cappella di famiglia e altre storie di Vigata

la cappella di famiglia e altre storie - andrea camilleriQuesta volta Camilleri lascia a casa Montalbano per una meritata vacanza e pubblica una serie di racconti ambientati comunque a Vigata o simili luoghi siciliani, in diversi periodo storici.
Racconti tutti improntati all’umorismo, alla commedia, riusciti e assolutamente originali.

Sono 8 in tutto i racconti compresi in questa pubblicazione, 6 completamente inediti ad eccezione de Lo stivale di Garibaldi e Il palato assoluto, già apparsi in edizione allegata alla rivista «Stilos» nel 2010.

  1. Il duello è contagioso
  2. La cappella di famiglia
  3. Teresina
  4. Il palato assoluto
  5. La rettitudine fatta persona
  6. Il morto viaggiatore
  7. Lo stivale di Garibaldi
  8. L’oro a vigata

Il più divertente ? Non lo so. A modo loro ognuno ha il suo motivo per essere il primo.  Cambiano i contesti, i personaggi, lo stile, l’ambientazione, il contesto sociale. Ogni volta Camilleri inventa un personaggio od una famiglia siciliana, e sviluppa una sua storia unica e personale perfettamente plausibile con il contesto in cui è collogato.

Abbiamo i soci di un circolo che si lasciano prendere da un’inconsueta voglia di lavare le presunte e minime offese in duelli all’ultimo sangue, senza rendersi neanche conto. C’è lo sciupafemmine che vuole irretire la giovane vedova, molto più scaltra di lui. Teresina che dalla povertà sale ad una vita agiata, dimostrando insolite capacità per mantenere il nuovo status sociale.

Il palato assoluto è il racconto che più si allontana da Vigata e dai suoi personaggi consueti: un uomo che fin da bambino riesce a riconoscere in modo esatto la qualità degli ingredienti di qualsiasi cosa mangia e riesce a farne una professione a livello internazionali, ma di cui non ha immaginato tutte le possibili conseguenze.

Le persone non sempre sono quello che appaiono, come in La rettitudine fatta persona, ed i morti non sempre trovano pace, come il morto viaggiatore.

Lo stivale di Garibaldi si svolge in Sicilia, ma il protagonista è forestiero, incaricato prefetto subito dopo il passaggio dei Mille. Non solo non sarà in grado di capire le dinamiche locali, ma neanche il particolare momento storico.

L’oro a Vigata non c’è mai stato, ma il regime fascista si affiderà per la sua ricerca ad un bambino prodigio, dopo che inutilmente lo stesso era stato incaricato di trovare il petrolio in Lombardia. Ma il bambino si dimostrerà più furbo dei gerarchi fascisti e più incline ad utilizzare il suo immenso dono per il benessere della famiglia.

In totale 8 storie molto divertenti.

— un paragrafo significativo —

Il tri di frivaro dell’anno appresso, niscì supra al cchiù ’mportanti jornali dell’isola un’intervista del jornalista Emanuele Riguccio, che s’occupava di midicina, al profissori Filiberto Colombò. Il titolo era: «Un caso forse unico al mondo: il palato assoluto». Nell’intervista a un certo punto c’era questo passaggio:

«Professore, vuole spiegarci cos’è il palato assoluto?».

Tutti sanno che esiste l’orecchio assoluto. Quello capace, per esempio, di distinguere altezza, qualità e provenienza di ogni suono all’interno di una grande orchestra senza che l’insieme dei suoni diventi un impasto, ma il

risultato corale di singoli strumenti nitidamente percepito uno ad uno. Non tutti i grandi direttori d’orchestra sono in possesso dell’orecchio assoluto.

Ebbene, io mi sono venuto a trovare davanti all’unico esempio finora conosciuto di palato assoluto.

«Se ho capito bene, il suo paziente riesce a distinguere col suo palato tutte le singole componenti, che so, di una pasta al forno?».

Esattamente. E se c’è qualcosa che non va, un minuscolo frammento di carne non propriamente freschissimo, un pisello troppo vecchio, un pezzettino di besciamella non cotta a puntino, un filo di pasta andato a male, il suo palato l’individua immediatamente procurandogli un rigetto istantaneo. In altre parole, egli è una specie di cartina di tornasole per i cibi. Se se li mangia senza che abbia alcun disturbo, questo significa che i cibi sono assolutamente freschi e genuini.

«Come pensa di curarlo?».

Curarlo? Non è una malattia.

— la presentazione ufficiale —

“La cronaca contorta e pazza di Vigàta è uno spinaio di furfanterie, sgangheratezze, deliramenti, e intrichi d’amore: un intreccio di balordaggini pubbliche e di magnifiche stolidezze private. Nel villaggio, l’innocenza è spesso un candore temerario, un’allucinazione; e l’onestà è il capolavoro di falsari della morale e del buonsenso caritativo. Lo stesso crimine è un refuso dell’intelligenza, una morbida beffa. E la tristezza nuda di un cimitero si presta agli esercizi di un petrarchismo peloso versato nel corteggiamento di una Lauretta in abiti vedovili e alla resa dei conti tra parenti. Il camposanto diventa una gremita e agitata piazza d’armi e d’amori. Ci si mette anche il caso, che porta a rovescio ciò che si vorrebbe fosse il dritto. Le apparenze ingannano. E la realtà contempla situazioni che proliferano. Gli amori clandestini fanno sì che si formino collezioni di famiglie. La strampalatezza eccitabile è una corrente elettrica incontrollata: accende reazioni a catena, contagi come da ‘epidemia’; assurdità ossimoriche del tipo: ‘Un morto si reca all’obitorio ma cade strada facendo’. Un dono di natura è capace di distorcere un’intera vita, e trasformare l’eletto in una ‘macchina’ digerente, priva di ‘cuore’, di ‘cervello’, di funzioni sessuali. L’arco cronologico è lungo. Va dal 1862 al 1950, dopo avere attraversato l’aria viziata di stupidità e dissennatezza del ventennio nero.”

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La cappella di famiglia e altre storie di Vigata ultima modifica: 2017-03-13T17:04:30+00:00 da admin-Salvatore
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