La briscola in cinque

LA Briscola in 5 di marco MalvaldiSi parla molto bene di Malvaldi e soprattutto viene spesso paragonato a Camilleri e Vitali nella costruzione delle sue storie, ambientate in paesi della nostra bella Italia di provincia e vissute da personaggi un po’ sui generis, che vorremmo avere come compaesani rimpiangendo che personaggi simili vanno scomparendo.

E’ soprattutto per confrontarlo con il maestro Camilleri e con il fantasioso Vitali che ho preso in mano il romanzo di esordio di Malvaldi, La Briscola in cinque.

Mi sarei dovuto aspettare che il paragone era difficile e che arrivando pieno di aspettative avrei trovato molto da criticare.

Intravedo le qualità e le potenzialità dello scrittore e dell’ambiente umano che ha inventato, e probabilmente basterà leggere le puntate successive, probabilmente migliori per l’esperienza maturata, per apprezzarle quanto gli altri, ma questa prima storia d’esordio ha molte pecche e non è certo entusiasmante.

Lo stile non è sempre scorrevole, anzi si vede spesso la forzatura di un linguaggio costruito, con l’autore che cerca per forza di restare dentro dei binari ben definiti di amara ironia, toscanità ad ogni costo ed una falsa semplicità.

I personaggi sono volutamente enfatizzati. Ognuno ha la sua precisa caratteristica, non esiste gente anonima. Esaminandone uno ad uno è facile vedere come il singolo personaggio è costruito per creare il giusto teatrino. La sensazione che mi hanno dato è che il tutto sia pensato per creare una serie televisiva. Il racconto sembra costruito apposta, prendendo il meglio, o i motivi di maggior successo, dai vari Montalbano, Cesaroni e Don Matteo.

Ma anche la trama non viene dipanata bene e dei punti forse chiarissimi per l’autore andavano sviluppati meglio e renderli chiari anche al lettore. Per esempio lo spostamento della Clio Verde, probabilmente usata per trasportare il corpo della vittima, qualche dialogo dove bisogna capire chi parla e chi ascolta, qualche orario che lascia dubbi.

L’attenzione dell’autore sembra più rivolta alla definizione del singolo personaggio e del singolo episodio piuttosto che a come il tutto si integra in un percorso narrativo.

Ed la narrazione è troncata. Il finale, il momento in cui si scopre l’assassino, il clou di ogni giallo, la parte più importante di ogni intrigo, non viene scritto.

Massimo dice che ha capito e praticamente finisce il libro. Due paroline per dire chi era l’assassino (ah, a proposito dimenticavo di dirvi che l’assassino è …..) e mezza parola per dire quale era la prova finale. che poi era uscito di corsa dal bar per andare a cercare la prova a casa della vittima, ma nelle spiegazioni la prova è altrove.

Puoi anche scrivere un romanzo bellissimo (e comunque non è questo il caso), ma se toppi il finale sciupi l’intero libro, specialmente se c’è un giallo da risolvere.

Ma come detto le potenzialità ci sono, leggere italiano e dell’Italia, magari un Italia macchietta di se stessa, come ricordo nei film anni 70, fa sempre piaciere. Perciò mi appresto a leggere anche le altre puntate dei simpatici vecchietti che frequentano lo strano Bar di Massimo.

————- un paragrafo significativo ———-

Pianeta Terra chiama Massimo: Massimo rispondi !

Massimo si scosse.

Aldo abbassò le mani che aveva messo a megafono intorno alla bocca e approvò con un cenno del capo. – Dica.

– Ora devi andare da Fusco ?

– Si fra mezz’ora. perchè ?

– Non faceva meglio a venire lui qui ?

– Faceva meglio davvero. Te sei qui, a lavora’, lui per fatti du’ domande poteva anche veni’ senza la rottura di dovecci anda’ te!  Ti pare ?

– Nonno, mi deve interrogare in caserma, con qualcuno che riporti le mie dichiarazioni. E poi se venisse qui, te lo immagini ? Tempo dieci minuti tutto il paese saprebbe tutto quello che sa il commissario. Anzi,di più. Non mi fate quelle facce da martire perchè non è il caso.

[……….] Lo sai qual’è il ganzo ? Il ganzo di tutta la faccenda, caro Massimo, è che il paese ne sa già di più di quello che sa il commissario.

La briscola in cinque

Sellerio

 

“Pronto 113? Senta le volevo dire che ho trovato il cadavere di una ragazza morta in un cassonetto morta davvero sono sicuro”. All’alba di una mattina estiva un ragazzo sta rientrando a casa dopo una notte con gli amici. Ha bevuto molto e si ferma in una piazzola per prendere un po’ d’aria. Lì in un cassonetto c’è il corpo di una donna. Da un bar lì vicino già aperto a quell’ora chiama subito la polizia che pensa però alla burla di un ubriaco. Perciò è Massimo il padrone del BarLume che va a dare un’occhiata. E il cadavere c’è davvero. Delle indagini si occupa un commissario disordinato e arcigno. I primi sospetti cadono su un giovane amico della vittima drogato e spaurito e più tardi su un buttafuori del vicino locale notturno. Il BarLume è come il punto strategico della cittadina. I clienti fissi sono quattro vecchietti trascorrono lì tutto il giorno a giocare a carte. Interrompono il tressette solo per la briscola in cinque quando a loro si unisce Massimo. Lì tutti passano a prendere un caffè a bere giocare parlare. E Massimo ascolta osserva e capisce che l’assassino forse non è nessuno dei due sospettati; è un altro.

7.00 EURO

 

La briscola in cinque ultima modifica: 2012-08-03T21:54:12+00:00 da admin-Salvatore
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