Il caso Malaussène: mi hanno mentito

il caso Malaussène: mi hanno mentitoBenjamin Malaussène, capro espiatorio per definizione e professione, in realtà è un amante della tranquillità. Non cerca guai, ma i guai lo trovano facilmente. Sarebbe felice tra i boschi del Vercors, dove da sempre trascorre le sue vacanze estive, dove i ritmi ed i rapporti umani sono più consoni al suo carattere. Ma ogni volta gli impegni, la famiglia, lo richiamano a Parigi dove si sente travolto dagli eventi.

Questa volta un po’ della sua vita frenetica cittadina l’ha dovuta portare con se. Malaussène è stato incaricato di nascondere in una baita isolata un romanziere piuttosto discusso, il tempo necessario a finire il suo secondo romanzo che nelle speranze della regina Zabo sarà ancora più controverso del primo successo che ha avviato una faida familiare.

Ma Benjamin non è turbato dalla nuova presenza nelle sue giornate estive, quanto piuttosto dall’assenza dei figli, che ormai grandi seguono le loro avventure, al seguito di missioni umanitarie in giro per il mondo. Ci sarebbe da esserne orgogliosi, ma Benjamin sente molto la loro mancanza.

Se sapesse cosa invece i suoi figli stanno combinando realmente, i suoi sentimenti sarebbero sicuramente diversi. Se Malaussène padre è un capro espiatorio controvoglia, la sua progenie sembra non aver imparato nulla dalle vicessitudini paterne ed i guai se li sta andando a cercare, anche con sfrontatezza riguardo le conseguenze.

Malaussène sarà solo sfiorato da queste conseguenze, ma rischierà grosso solo per aver espresso un commento sull’animo umano molto controcorrente.

Un grande ritorno di Daniel Pennac. Si è fatto attendere, ci aveva quasi convinto che la saga Malaussène fosse terminata, ed invece ci regala questo altro bel capitolo della famiglia più strampalata di Francia, con un epilogo che può facilmente lasciare spazio ad un’altra storia.

— un paragrafo significativo —

“Com’è, Malaussène, cediamo al richiamo della natura selvaggia?”
La conosco questa voce. “Il mondo sarebbe bello se fosse vuoto, questo sta pensando, vero?”
Una di quelle voci da predicatori che sognano di far rimbombare le navate.
“Il vero coraggio, Malaussène, è ridiscendere a valle. Smazzarsi l’Uomo, ecco il sacrificio supremo!”
Inutile che mi volti:
“Niente sermoni, Alceste, siamo soli. Andiamo, piuttosto, che non ho solo lei nella vita”.
Mi alzo, mi rimetto lo zaino in spalla e faccio i primi passi verso la foresta.
“Senza il cane,” dice Alceste.
Indica Julius.
“Non lo voglio da me. Dopo ogni sua visita, mi tocca arieggiare la radura. Gli dica di aspettarci qui.”
Julius, che ha capito, si accomoda nell’attesa.
“Se non fosse per queste cazzo di stampelle, lo porterei io lo zaino. Non ha dimenticato niente?”
“Controllerà poi lei.”
“Di cattivo umore, Malaussène?”
“No, tutto bene, prima.”
Mi infilo nel bosco dirigendomi verso la radura di Alceste, senza guardare se mi viene dietro. La sua voce acuta non è distante.
“Malaussène, lo so che le sto antipatico, ma si ricordi che io sono anche il suo stipendio. Quando lei frutterà alle Edizioni del Taglione quel che frutto io, allora potrà accampare il diritto di non poterne più. Nel frattempo tutto quello che le si chiede è che mi tenga nascosto in modo che i miei adorabili fratelli non mi concino ulteriormente per le feste, che si prenda cura di me e riporti indietro il mio manoscritto. Non deve neanche aspettare tanto perché ho quasi finito. Mi resta solo da trovare l’inizio, l’attacco giusto. Ed è questione di poco, perché ne ho fin sopra i capelli della vostra foresta. Il voto del silenzio imposto dalla sua capa comincia a pesarmi.”

— la presentazione ufficiale  —

“La mia sorellina minore Verdun è nata che già urlava ne “La fata carabina”, mio nipote È Un Angelo è nato orfano ne “La prosivendola”, mio figlio Signor Malaussène è nato da due madri nel romanzo che porta il suo nome e mia nipote Maracuja è nata da due padri ne “La passione secondo Thérèse”. E ora li ritroviamo adulti in un mondo che più esplosivo non si può, dove si mitraglia a tutto andare, dove qualcuno rapisce l’uomo d’affari Georges Lapietà, dove Polizia e Giustizia procedono mano nella mano senza perdere un’occasione per farsi lo sgambetto, dove la Regina Zabo, editrice accorta, regna sul suo gregge di scrittori fissati con la verità vera proprio quando tutti mentono a tutti. Tutti tranne me, ovviamente. Io, tanto per cambiare, mi becco le solite mazzate” (Benjamin Malaussène).

il caso Malaussène: mi hanno mentito

 

 

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Il caso Malaussène: mi hanno mentito ultima modifica: 2017-08-15T16:21:34+00:00 da admin-Salvatore
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